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Jhoanna Nataly Quintanilla Valle uccisa: ergastolo al compagno
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Babysitter uccisa e messa nel borsone: cosa è successo ora al killer

Operatori forensi presenti sulla scena del crimine

Si è arrivati alla conclusione nel caso della babysitter uccisa e messa in un borsone: ecco la fine del caso Jhoanna Nataly Quintanilla Valle.

La Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo Pablo Gonzalez Rivas per l’omicidio volontario aggravato della compagna, Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, 40 anni. La donna fu uccisa nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025. Il suo corpo venne successivamente ritrovato all’interno di una valigia nel fiume Adda. Una vicenda che ha lasciato dolore e sgomento e che oggi arriva a un passaggio importante con la decisione dei giudici.

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Caso Jhoanna Nataly Quintanilla Valle: la sentenza

In aula, nel giorno della sentenza, che ha portato all’ergastolo per il compagno della babysitter, erano presenti numerose amiche della vittima, che hanno seguito il procedimento e non hanno mai smesso di cercare risposte. La condanna è stata accolta tra lacrime e applausi, in un momento carico di emozione per chi ha accompagnato la donna anche dopo la sua morte.

L’avvocata Maria Furfaro, legale delle parti civili, ha parlato di un primo punto fermo raggiunto al termine del processo. Secondo la professionista, è stata restituita dignità a Nataly, la cui memoria, ha sostenuto, sarebbe stata messa in discussione durante il procedimento, anche nell’ultima udienza. La legale ha inoltre ringraziato le amiche della quarantenne e la sua datrice di lavoro, sottolineando il ruolo avuto nell’avvio della vicenda giudiziaria.

Il ruolo delle amiche della vittima

Le amiche, infatti, non si erano accontentate della versione inizialmente fornita da Gonzalez Rivas, secondo cui Nataly si sarebbe allontanata volontariamente. Avevano continuato a cercarla, anche negli ospedali, e le loro testimonianze in tribunale avevano profondamente colpito la Corte. La condanna, ha aggiunto Furfaro, rappresenta anche un’occasione per consentire alla famiglia di trovare un po’ di pace.

Tra le presenti c’era Marlene Gonzalez, che ha espresso soddisfazione per la decisione, pur rammaricandosi dell’assenza dell’imputato in aula. Le donne avevano portato cartelli con la scritta “Stop femminicidio” e la fotografia della vittima. “Abbiamo lottato per lei”, ha dichiarato Marlene, estendendo il significato della loro battaglia a tutte le donne. Ha infine ricordato come la solidarietà tra amiche sia diventata una comunità unita contro la violenza sulle donne.

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ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2026 15:29

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